
The opening scene of Dido and Aeneas at Sadler's Wells. Photograph: David Levene
I corpi si svuotano del loro peso divenendo eterei e capaci di volare gli uni sugli altri, ma pur intensamente vivi e parlanti. Il Teatrodanza di Sasha Waltz è fatto di una precisa struttura drammaturgica, curata da Jochen Sandig e Yoreme Waltz, che si serve di immagini di grande effetto. Strumenti principali sono i corpi degli straordinari danzatori provenienti da tutto il mondo che fanno parte della compagnia. Ognuno di loro viene da uno Stato diverso, dal Sudamerica, all’Asia, all’Europa, riescono a rappresentare quasi tutti i continenti. Tutti accomunati da una straordinaria tecnica che permette loro di eseguire con estrema naturalezza movimenti spettacolari. In una delle scene più impressionanti un ballerino rotola letteralmente sul corpo del suo partner, arrivando a volteggiare sul suo capo senza mai utilizzare le braccia e le mani, semplicemente flettendosi con il ventre e ruotando intorno al busto dell’altro come un serpente sul tronco di un albero. Ma qui il fisico sembra sparire, al suo posto rimangono le storie e le idee, scaturite dalla creatività di questa compagnia dove ogni ballerino figura anche come coreografo e dove la forma si fa mero strumento del suo ricercato contenuto. Estratti da: "La danza dove il corpo sparisce" di Gherardo Vitali Rosati. Info: http://www.sashawaltz.de/a01.php

Mi aiuta pensare che le azioni abbiano delle conseguenze:
anche quando tutto sembra immobile,
so che ho agito e che qualcosa succederà...

Imparo ad aspettare ... e ragiono sul fatto che aspettare seduti ed essere pronti è impossibile. // I learn to wait...and think: wait sitting and be ready is impossible.
Il punto di partenza fondamentale per l’attore, è che il suo corpo è sensibile al paesaggio immediato a contatto con cui recita. La piena attenzione della mente e del corpo dovrebbe risvegliarsi proprio in quel luogo e proprio in quel momento (non un’idea di tempo), e proprio con le persone che si trovano con lui in quel tempo e in quello spazio. La società industriale preme sempre per fare di noi degli «arrivisti», delle «merci». Molti dei nostri desideri sono creati artificialmente, così come molti dei nostri modelli non ce li scegliamo liberamente. Siamo educati e condizionati a essere «presenti» solo in relazione allo scopo. Quando vado da casa mia fino al negozio del droghiere non sono presente. Quando arrivo dal droghiere non sono presente fino a quando non torno a casa. Andando da un punto A a un punto B ci troviamo in una specie di non-vita, e da B a C è lo stesso. Questa è una delle nostre primissime lezioni… rapportarsi allo scopo. Questo ci insegna a vivere nel tempo assente. L’attore deve fissare le regole che si deve autoimporre. La tecnica dell’attore è una disciplina interna. La prima fase della preparazione di un attore, è molto spesso la tappa più lunga, consiste nel trovare dentro di sé un posto libero. Molto spesso l’attore crede erroneamente che la sua preparazione dovrebbe consistere nel riempirsi di profonde esperienze emozionali. Invece deve trovare uno spazio vuoto dove il flusso vitale scorra in lui inanimato e disponibile. Un luogo libero. Diciamo pure che è il posto da dove trae il respiro… non il respiro… ma da dove parte l’inspirazione. Un attore completamente preparato dal punto di vista emozionale, sovraccarica la sua vita interiore, riempie lo spazio libero, e tutto questo agisce contro la sua ricerca. Ci sono correnti di esperienze umane profonde e costanti, che scorrono in noi a un livello inferiore al suono. Quando ci occupiamo dei nostri rumori, non possiamo seguire questa corrente. Più un attore si compiace di questa sensazione che prova, più si allontana dalla corrente. Prima di tutto, l’attore deve essere presente nel suo corpo ,presente nella sua voce. Secondo, il corpo deve essere sveglio - per intero, le parti e il tutto - e deve essere pronto a reagire a stimoli fantastici e immediati. La voce deve essere viva e esistere entro lo spazio ambientale, sensibile agli stimoli esterni filtrati dalla mente, e profondamente risentiti nel corpo. La voce si origina dentro il corpo e arriva a esistere nello spazio. I sensi devono essere tesi a percepire quello che sta accadendo, e che sta per essere creato, trasformando lo spazio, sempre in grado di ritornare al quieto punto di partenza interno. Questo spazio interno c’è sempre, che si metta in contatto o no. Dobbiamo essere capaci di andare da qualche altra parte - dove, non sappiamo. C’è il pericolo di Perdersi. C’è il pericolo di perdersi. Prevedilo: calcolalo.
JOSEPH CHAIKIN 1935– 2003 (anche nella foto) " La presenza dell’attore", Einaudi, Torino 1976. http://www.josephchaikin.com/

Un nuovo progetto impegna le nostre menti...
Nascono associazioni libere ed un po' spaesate,
che trovano rifugio in lunghi dialoghi a due.
Manteniamo un viglie ascolto con il quotidiano, indagandone la superficie.
Non è facile prevedere quale direzione sceglieremo....
Ogni esperienza essenziale della nostra vita si realizza per il fatto che c'è qualcuno con noi.
"Quel che importa non è come assicurarsi l'approvazione dello spettatore, ma accettarsi... Il nostro coraggio di scoprirci, di svelarci, ha un'altra difficoltà da superare, causata dagli occhi di uno sconosciuto. Non è sufficiente compiere ciò che ci rivela; si deve fare di più: compierlo, per quanto possibile, in piena luce, non furtivamente, ma apertamente. Non nascondersi significa semplicemente essere interi, allora la nostra esperienza e la nostra vita si aprono..." 1972 Jerzy Grotowski